GIOVANNI BARATTA
Carrara, 1670 - 1747
Apollo e Marsia

terracotta

altezza cm 36,3
proveninenza:
Heim Gallery, Londra; collezione Arthur M. Sackler, New York



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Lo scultore Giovanni Baratta fu uno dei principali artisti della Toscana tardobarocca. Nato a Carrara da una famiglia di scultori andò a Firenze dove fu allievo di Giovanni Battista Foggini, scultore ufficiale della corte medicea, e completò la propria formazione a Roma tra il 1791 e il 1793 vicino a Camillo Rusconi e Domenico Guidi. Rientrato a Firenze, iniziò la lunga e fecondissima attivià di scultore tra committenze toscane e corti europee. Oltre a Firenze lavorò a Lucca, Genova, Livorno, Torino e nella Penisola Iberica.
La datazione del gruppo qui presentato sarebbe da circoscrivere agli anni tra il 1705 e il 1709. Il corpo così come il vello delle zampe di Marsia sono infatti assimilabili ai tritoni di Palazzo Marucelli Fenzi di Firenze ai quali lavorava in quel periodo, mentre i capelli di Apollo che si dividono in lunghe ciocche ondulate, sembrano gli stessi dell’Orfeo acquistato nel 1709 dal re di Danimarca.
La terracotta fu acquistata nel 1977 da Arthur M. Sackler presso la Galleria Heim di Londra grazie ad Andrei Ciechanowiecki che proprio in quegli anni stava svolgendo un ruolo cruciale nel promuovere la fortuna e gli studi sulla scultura barocca. Nell’archivio Heim, conservato presso il Getty Research Institute di Los Angeles, vi è una lettera di Jennifer Montagu che segnalava a Ciechanowiecki come l’Apollo e Marsia potesse venire messo in relazione alla menzione di un gruppo dello scultore esposto alle mostre dell’Annunziata, nel 1767 dal marchese Alessandro Capponi (la lettera di Jennifer Montagu, datata 8 maggio 1978, è conservata, nella scatola n. 166, busta 23 delle carte Heim presso il Getty Research Institute di Los Angeles). In tale occasione infatti i cataloghi registravano un “Marzia scorticato da Apollo” e un “Mercurio che uccide Argo” in marmo, riferiti alla “squola del Baratta”. Verosimilmente la terracotta qui discussa potrebbe essere il modello in vista di un marmo di medie dimensioni di uno dei due marmi di proprietà Capponi, di cui finora non si hanno ulteriori notizie.
Il gruppo, assieme a un Ercole e il leone nemeo, all’epoca ritenuti pendants, venne reso noto nel 1981 in occasione della pubblicazione del lussuoso catalogo, scritto da Charles Avery: Finger Prints of the Artist. European Terra-Cotta Sculpture from the Arthur M.Sackler Collection. L’americano Arthur Sackler era stato uno dei maggiori clienti della Heim Gallery presso la quale aveva acquistato varie decine di importanti sculture.


BIBLIOGRAFIA
C. Avery, A. Laing, a cura di, Finger Prints of the Artist: European Terra-Cotta Sculpture from the Arthur M. Sackler Collections, Harvard University Press, Washington D.C.1981, pp. 94 - 96; G. Pratesi, a cura di, Repertorio della scultura fiorentina del Seicento e del Settecento, 3 voll., Torino 1993, II, tav. 13; A. Bacchi, F. Freddolini, Giovanni Baratta. Due modelli fiorentini in terracotta, Walter Padovani, Milano 2010; F. Freddolini, Giovanni Baratta 1670 - 1747. Scultura e industria del marmo tra la Toscana e le corti d’Europa, Roma 2013, p. 30, fig. 11; pp.193 - 195, n. 37.