GIOVANNI BATTISTA LAMPI
Romeno, 1751 - Vienna, 1830
Ritratto di Carlo Borromeo conte Colloredo di Waldsee e Mels

olio su tela

cm 72,3 x 55,5
1783-86



LEGGI LA SCHEDA
 

< OPERE

Il dipinto raffigura le sembianze del conte Carlo Borromeo Colloredo-Waldsee, esponente di un antico casato nobiliare friulano titolare di feudi in varie località del Sacro Romano Impero tra il Friuli, la Slovenia, la Stiria, la Bassa Austria e la Boemia. Figlio del conte Johannes Hieronymus – che fu governatore e capitano generale della Lombardia austriaca – e della contessa Johanna Carolina Kinsky, Karl Borromäus nacque a Vienna il 31 luglio 1718 e morì a Venezia il 28 ottobre 17861. Zio del più noto esponente della famiglia, il principe arcivescovo di Salisburgo Hieronymus Colloredo (1732-1812), Carlo Borromeo Colloredo-Waldsee fu un militare e alto diplomatico al servizio della Casa d’Austria. 

 

Divenuto cavaliere dell’Ordine Teutonico nel 1750, resse per breve tempo il baliaggio di Franconia. Dal 1753 al 1757 fu nominato da Maria Teresa d’Austria ambasciatore a Londra, poi a San Pietroburgo e infine nelle Fiandre. Dal 1764 alla morte rivestì la carica di Landkomtur, ossia arcicommendatore, del baliaggio d’Austria dell’Ordine Teutonico, con sede nella commenda di Vienna, tuttora esistente. Fu inoltre consigliere segreto di Stato, ciambellano, tenente-feldmaresciallo e colonnello proprietario del reggimento di Fuß. 

La storia dei Colloredo s’intreccia a doppio filo con quella dei Mozart. L’arcivescovo Hieronymus fu il primo mecenate di Wolfgang Amadeus, mentre Karl Borromäus ospitò più volte il compositore nella commenda viennese, nella cui “Sala Terrena” – realizzata e decorata proprio negli anni in cui il conte Colloredo rivestiva la carica di Landkomtur – egli tenne numerosi concerti. 

L’identificazione dell’effigiato è confermata dall’esistenza di un ritratto pressoché identico a quello in esame, conservato nella Schatzkammer (Tesoro) dell’Ordine Teutonico di Vienna Questo dipinto, finora non considerato nell’ambito degli studi storico-artistici, non presenta segnature né attribuzioni: allo stato attuale delle conoscenze non è dunque possibile stabilire quale delle due versioni note sia il prototipo. 

 

ll dipinto in esame, oggi in collezione privata italiana, è documentato da una fotografia d’epoca conservata nel Fondo Giuseppe Fiocco della Fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. A tergo della foto è riportata l’attribuzione a Giovanni Battista Lampi e la collocazione “Roma, collezione Palumbo”. Il soggetto è invece descritto genericamente (ed erroneamente) come “Ritratto di un cavaliere di Malta”. 

Il conte Colloredo è ripreso a mezza figura, rivolto verso sinistra e con il volto girato di tre quarti in direzione dell’osservatore. Indossa una parrucca incipriata e la divisa bianca di cavaliere teutonico, su cui risalta la croce nera bordata d’argento dell’Ordine: la stessa insegna è appuntata sul petto, sotto lo jabot di pizzo. Sotto il braccio sinistro il cavaliere regge il tricorno, mentre dietro la nuca si distingue il fiocco nero del codino. 

L’attribuzione al pittore trentino, che dal 1783 risiedeva a Vienna, trova precisi riscontri nell’analisi stilistica e tipologica di alcuni ritratti sicuramente autografi risalenti al primo periodo viennese, come quelli del massone Ignaz von Born, del generale Lodovico de Terzi, del banchiere Johann von Fries e del barone Joseph von Sperges . Tutte queste opere hanno in comune con il ritratto del Colloredo sia l’approccio fortemente realistico al volto, indagato con grande acribia nelle sue caratteristiche fisiognomiche e intensamente illuminato, sia la finezza dell’esecuzione a velature stratificate, allo scopo di occultare le singole pennellate e ottenere quell’effetto porcellanato – specialmente in corrispondenza dell’epidermide – che è una delle cifre stilistiche salienti della pittura di Lampi. 

Incrociando i dati biografici del pittore con quelli dell’effigiato è possibile collocare con certezza l’esecuzione del dipinto a Vienna negli anni 1783-1786, ossia tra l’anno di approdo dell’artista nella capitale dell’Impero e l’anno di morte del cavaliere teutonico, che vi risiedeva. Questa cronologia corrisponde all’età dimostrata dall’effigiato, che a quelle date contava tra i 65 e i 68 anni, e si attaglia perfettamente allo stile di Lampi, che solo dopo il soggiorno in Polonia (1788-89) muterà sensibilmente. 

Il ritratto di Carlo Borromeo Colloredo-Waldsee va dunque incluso, a mio giudizio, nel catalogo delle opere autografe di Lampi il Vecchio e costituisce, oltre che una pregevole opera d’arte, un prezioso documento iconografico inerente la storia dell’Ordine Teutonico.

Roberto Pancheri 


DOCUMENTAZIONE

Nella Fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, Fondo Giuseppe Fiocco, si conserva una fotografia (inv. 292343) riproducente il dipinto in esame. La cartella inventariale riporta l’attribuzione a Giovanni Battista Lampi e la collocazione a “Roma, collezione Palumbo”. L’opera è descritta come “Ritratto di un cavaliere di Malta”. 


BIBLIOGRAFIA 

Mozart. Note di viaggio in chiave di violino, catalogo della mostra (Riva del Garda, Museo Civico, 15 luglio - 8 ottobre 2006; Bolzano, Galleria Civica, 14 ottobre - 22 novembre 2006), a cura di M. Botteri Ottaviani, A. Carlini, G. Fornari, Riva del Garda (TN) 2006, p. 221, cat. 39.