POMPEO MARCHESI
Saltrio, 1790 - Milano, 1858
Il Genio della Caccia

Marmo

Altezza cm 133
Firmato: C. P. Marchesi F.
1835 ca.


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Pompeo Marchesi si formò presso l’Accademia di Brera perfezionandosi successivamente a Roma sotto la guida di Antonio Canova. Rientrato a Milano nel 1810 iniziò la sua lunga e feconda carriera artistica costellata da successi e prestigiose committenze, sia pubbliche che private. Per la Fabbrica del Duomo di Milano scolpì le statue di San Filippo, Sant’Ambrogio e Sant’Ezechiele. L’anno 1813 lo vide impegnato nella decorazione dell’Arco della Pace, il più importante cantiere napoleonico della città meneghina. Con la caduta del Regno d’Italia (1814) i lavori s’interruppero per riprendere nel 1826 sotto l’imperatore asburgico Francesco I d’Austria, fase in cui il Marchesi fu nuovamente uno dei protagonisti con alcuni rilievi e statue allegoriche colossali. Eseguì i monumenti all'imperatore Francesco I  nel cortile dell’Hofburgh a Vienna e nella Freiheitsplatz a Graz. Dal 1826 al 1857 divenne docente dell’Accademia di Belle Arti di Brera: dapprima come supplente, tra il 1838 e il 1852 come professore di scultura, infine come professore emerito di scultura. Tra le molte onorificenze nel 1832 il re di Sardegna, Carlo Alberto, gli conferì il titolo di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e nel 1835 l’arciduchessa di Parma, Maria Luigia, onorò l’Artista dell’insegna di cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Il Genio della Caccia, è raffigurato come un giovinetto stante in posizione chiastica, accentuata dall’inclinazione del busto verso destra. La testa, con morbide ciocche di capelli, è girata sempre a destra con lo sguardo che corre oltre la spalla, rivolto verso il gufo appollaiato sull’appoggiatoio. Abbigliato con una corta tunica drappeggiata, il Genio ha una borsa e vari attrezzi che richiamano all’arte venatoria, con il piede destro è nell’atto di schiacciare una serpe, per terra un retino con un uccellino intrappolato. Particolari, questi, che fanno pensare che si tratti di una scultura di carattere allegorico. La statua ha un ottimo equilibrio tra il canone neoclassico di ascendenza canoviana e una più contemporanea adesione allo studio dei sentimenti e del vero.

Antonio Musiari, autore della più recente monografia sull’Artista, data la scultura attorno al 1830-1835 e ipotizza che questa sia stata commissionata dalla contessa Yulija Samoylova (A. Musiari, G. Ortelli, a cura di, Pompeo Marchesi..., p. 72) in virtù della grande passione che la nobildonna russa nutriva per la caccia. Le importanti commissioni di Yulija Samoylova  cronologicamente si collocano agli inizi del quarto decennio dell'Ottocento, stesso arco di tempo in cui Pompeo Marchesi partecipa regolarmente alle Esposizioni di Brera, ma  nei cataloghi ufficiali, che pur riportano le numerose opere esposte dello scultore di proprietà della Contessa, non viene menzionata la statua qui presentata.

Il modello in gesso, che è conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano (L. Caramel, C. Pirovano, Galleria d’Arte Moderna..., II, n. 1777, p. 355 e tav.), presenta delle piccole differenze rispetto a quella che sarà la versione definitiva in marmo: si possono osservare alcune varianti nella soluzione della veste e così pure differenti sono le calzature, nel gesso il giovinetto ha dei calzari all’antica mentre nel marmo indossa delle babbucce con un bottoncino centrale che sembrano quasi riecheggiare alcuni dipinti storici del periodo. Il gesso che perviene nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna con il legato Fogliani-Marchesi, era presente nello studio dell’Artista alla sua morte.


Alcuni dei musei ove sono conservate opere dell’artista: Kunsthistorisches Museum, Vienna; Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo; Fitzwilliam Museum, Cambridge; Galleria d’Arte Moderna, Milano; Palazzo Reale, Torino; Palazzo Nuovo, Bergamo; Pinacoteca Ambrosiana, Milano, Pinacoteca di Brera, Milano.


Bibliografia: L. Caramel, C. Pirovano, Galleria d’Arte Moderna. Opere dell’Ottocento, 3 voll., Milano 1975; A. Musiari, G. Ortelli, a cura di, Pompeo Marchesi. Ricerche sulla personalità e sull’opera, Gavirate 2003.